Obama non ricevera' il Dalai Lama
Prima viaggio presidente in Cina, poi incontro entro l'anno
05 ottobre, 21:31
di Emanuele Riccardi
NEW YORK - Porte aperte sì, ma dopo il viaggio in Cina. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha chiesto al Dalai Lama di posporre un incontro a Washington, facendo una scelta vicina alla realpolitik degli anni di Kissinger, e allontanandosi dalle politiche del suo predecessore George W. Bush. Nel 2007 l'allora inquilino della Casa Bianca aveva steso il tappeto rosso al leader in esilio dei tibetani. Il Dalai Lama, atteso in queste ore a Washington, non verrà infatti ricevuto durante la settimana dal presidente Obama, in attesa di un incontro, in calendario il mese prossimo a Pechino, tra l'inquilino della Casa Bianca e il presidente cinese Hu Jintao. A Washington il Dalai Lama vedrà Maria Otero, responsabile per il Tibet dell'Amministrazione Obama, oltre alla speaker della Camera Nancy Pelosi e leader del Congresso. L'incontro con Obama dovrebbe avvenire entro la fine dell'anno.
Il Washington Post ricorda che gli Usa hanno fatto ripetute pressioni sui leader tibetani per posporre l'incontro tra Obama e il Dalai Lama, per non irritare Pechino, ed è la prima volta dal 1991 che il leader tibetano non incontrerà un presidente Usa in occasione di un suo viaggio nella capitale. Dal 1991, il Dalai Lama è venuto a Washington dieci volte, nove delle quali per rapide visite alla Casa Bianca, senza troppa pubblicità. Fa eccezione l'ultima volta nel 2007, quando il leader dei tibetani, oltre ad essere stato accolto in pompa magna alla Casa Bianca, aveva ricevuto la medaglia d'oro del Congresso in una cerimonia a Capitol Hill.
Il sito web del Dalai Lama segnala tre giorni di appuntamenti a Washington. L'8 e il 9 ottobre "Sua Santità" parteciperà ad un conferenza su come Educare i cittadini del mondo al 21.mo secolo. Il 10 ottobre è in calendario una sua lezione, della durata di mezza giornata, intitolata "Il cuore del cambiamento: alla ricerca della saggezza nel mondo moderno". I biglietti, tra i 35 e i 500 dollari, sono andati a ruba, e non c'é più un posto disponibile. Contrariamente a quanto sostengono alcuni commentatori, negli Usa ma anche in Europa, la politica estera di Obama continua a rappresentare una rottura rispetto al suo predecessore Bush. Il suo viaggio in Cina (con il no adesso al Dalai Lama) assume una valenza altamente simbolica in un momento in cui la tenuta del dollaro dipende sempre di più da Pechino, e poco dopo il vertice del G20 a Pittsburgh, che ha sancito l'ingresso delle economie emergenti nel club dei paesi che contano.
Lo stesso discorso vale per la visita del premier dell'India, l'altra super economia emergente, Manmohan Singh, in calendario il 24 novembre. Sarà la prima visita di Stato dell'era Obama, con tappeto rosso, cena di gala e salve di cannone. Che Obama sia sempre più sensibile alla realpolitik sembra confermarlo anche il dibattito sull'Afghanistan, con la Casa Bianca più interessata alla neutralizzazione della minaccia di al Qaida e sempre meno interessata alla 'nation building', la costruzione di uno stato democratico. C'é addirittura chi spinge il presidente ad essere ancora più pragmatico. Un commentatore della Cnn (ascoltato) come Fareed Zakaria, direttore di Newsweek International, ha suscitato scalpore durante il fine settimana, sostenendo che la minaccia nucleare iraniana non è così grave come sembra. Permetterebbe innanzi tutto di compattare il mondo arabo contro Teheran ('risparmiandò così Israele), mentre le atomiche americane ed israeliane rappresenterebbero comunque una deterrenza più che sufficiente.






