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Lo tsunami del Giappone fece sussultare il Mediterraneo

Le acque sollevate di 15 centimetri

15 giugno, 09:14
Bassa marea anomala a Creta 40-50 ore dopo il terremoto del Giappone dell'11 marzo 2011 (fonte: C. B. Fassoulas) Bassa marea anomala a Creta 40-50 ore dopo il terremoto del Giappone dell'11 marzo 2011 (fonte: C. B. Fassoulas)

Anche le acque del Mediterraneo sobbalzarono, elevandosi di circa 15 centimetri, in seguito allo sconvolgimento creato dal violento tsunami che l'11 marzo 2011 devastò le coste del Giappone. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Epl (A Letters Journal Exploring the Frontiers of Physics), si deve a un gruppo di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e del British Antarctis Survey di Cambridge. La ricerca fornisce una dimostrazione ulteriore che lo tsunami provocato dal terremoto di magnitudo 9 propagò i suoi effetti in quasi tutto il globo, fino ad oltrepassare lo Stretto di Gibilterra, creando oscillazioni di pochi centimetri nel Mediterraneo.
Le oscillazioni provocate dallo tsunami nel Mediterraneo sono state individuate grazie all’analisi dei dati relative alle oscillazioni del livello dei mari della rete italiana dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) e della rete internazionale del Servizio di sorveglianza del livello dei mari (Permanent Service for Mean Sea Level). “E’ la prima volta che si osserva una cosa del genere al mondo: nemmeno dopo il maremoto avvenuto in Indonesia nel 2004 sono state rilevate oscillazioni del genere nel Mediterraneo”, osserva uno degli autori della ricerca, Marco Anzidei, dell’Ingv.
“I mareografi - spiega Anzidei - sono strumenti che misurano le continue oscillazioni marine e si trovano nei porti o lungo le coste. In questo caso abbiamo notato che tra 40 e 50 ore dopo il terremoto in Giappone, nel Mediterraneo c’è stata un’oscillazione anomala dovuta al passaggio della perturbazione”. I dati sono stati analizzati con tecniche sofisticate e innovative, che hanno permesso di individuare all’interno delle registrazioni il segnale legato agli effetti del maremoto del Giappone. E' stato un innalzamento non rischioso per le coste italiane, “perché - prosegue il ricercatore - si è trattato di un fenomeno transiente e di piccola ampiezza, dell’ordine di 10-15 centimetri. Non si deve pensare ad un onda, ma ad un’oscillazione lenta passata attraverso lo Stretto di Gibilterra, che ha agito come amplificatore”.

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